Farhad Ostovani, SUITE N°1 Homage to Yves Bonnefoy

Wolfsoniana di Nervi 1 ottobre – 1 novembre 2016



Orario: da martedì a venerdì dalle 11-18 sabato e domenica dalle 12-19
Inaugurazione 30 settembre, ore 17

Nell’ambito delle celebrazioni per i venti anni di attività la Fondazione Bogliasco è lieta di presentare, in collaborazione con la Wolfsoniana di Nervi, una serie di opere ispirate alle Suites per violoncello di Bach realizzate dall’artista iraniano Farhad Ostovani.
Nel 2013, in occasione della sua seconda residenza presso il Centro Studi della Fondazione Bogliasco, Farhad Ostovani ha risolto un ciclo di lavori dedicati alla SUITE N° 1 di Bach -su esecuzione di Janos Starker- portando a compimento un progetto iniziato nel 2008 in occasione della sua prima residenza a Bogliasco in qualità di Fellow in Visual Arts. Nel testo di presentazione pubblicato sul catalogo che riproduce detti 30 studi per la SUITE N° 1 – risolti su carta in tecnica mista – , Farhad racconta il suo “primo” incontro con la musica di Bach, all’età di 18 anni nel Cinematografo di Teheran. É il 1969 e durante la proiezione dell’ultimo film di Ingmar Bergman le immagini della conversazione sull’esistenza di Dio e la musica della Sarabanda (dalla VI Suite per Cello di Bach) destano in lui un forte fascino. Tutte le emozioni provate allora assumeranno con il trascorrere del tempo diversa connotazione che si rifletterà nella sua arte. A distanza di anni quella musica e quelle immagini tornano a proporsi nella sua vita e nella sua ricerca artistica, grazie all’incontro nel 1994 a Parigi con Jerome Robbins, coreografo americano chiamato a Venezia per lavorare ad un pezzo per Baryshnikov basato sulle suite di Bach. Dopo circa un anno Ostovani ha la possibilità di assistere all’assolo di Baryshnikov, A Suite of Dances, restando impressionato dalla semplicità, dal raggiungimento dell’essenziale in danza. Questa ricerca dell’essenziale modifica in Farhad l’ascolto e lo studio della musica di Bach negli anni a seguire e ispira parte della sua produzione. Dal 1996 per circa quindici anni lavora ad un ciclo di 40 studi dedicati alle Variazioni Goldberg, raccolti in riproduzione nel catalogo presentato da Yves Bonnefoy nel 2009.
“Nel 2008, dopo anni di riflessioni su questa musica, ho cominciato a lavorare alla Suite N 1 al Centro Studi Bogliasco in Italia. Non sapevo bene come procedere, nessuna idea precisa, ma ascoltavo la musica in continuazione raccogliendo erbe e fronde di ulivo dal giardino del Centro Studi come strumenti. Quell’anno feci un disegno di nove metri di lunghezza, lo arrotolai e misi in un tubo, ove restò per cinque anni, fino al 2013, quando ritornai a Bogliasco una seconda volta con l’intenzione di aprire quel tubo e continuare a lavorare, ma con la certezza quasi matematica che il lavoro fatto nel 2008 non mi sarebbe più piaciuto. Aprendo quel tubo ho trovato un lavoro schietto, spontaneo, anche se non completamente strutturato tecnicamente, mi piaceva, a differenza di ciò che mi aspettavo. Dunque il lavoro del 2013 si è basato praticamente su questo disegno del 2008, molto è stato cambiato, ma la versione originale era ancora distinguibile, dando una connotazione al nuovo lavoro: questa volta avevo usato solo elementi naturali: erbe, rami di uva, foglie d’ulivo.”
Nel 2013 Ostovani, durante la sua residenza al Centro Studi, ha inoltre risolto alcune opere dedicate agli Ulivi di Bogliasco, alberi che per l’artista richiamano fortemente emozioni legate alle sue memorie di gioventu’, alla sua famiglia, alla sua terra d’origine – che cosi’ racconta: La prima volta che vidi degli ulivi, fu quando mia madre me li mostrò a Roudbar, in Iran. Non ci siamo mai fermati in quel luogo, non ho mai camminato sotto quegli ulivi. Passavamo sempre con l’autobus sulla strada alta e stretta nelle montagne, guardando in basso la valle piena di ulivi di colore grigio-verde. Durante il mio primo soggiorno a Bogliasco nel 2008, mi sono nuovamente trovato circondato d’ulivi. Non li ho disegnati ne’ dipinti, ma ho camminato sotto questi alberi, li ho incontrati, addomesticati, e loro hanno addomesticato me! In realtà, la loro serenità e la loro tranquillità mi hanno aiutato a concentrarmi sul mio progetto, Le Suites per Violoncello di Bach, e a cominciare a lavorare sui primi schizzi. Ed è lì, a Bogliasco, che questi ulivi, questi uliveti hanno toccato la mia memoria e mi hanno proiettato verso la mia infanzia e i tragitti verso il nord. Nel 2013, sono tornato al Centro Studi Ligure a Bogliasco per continuare il mio lavoro sulle suites per violoncello. La prima mattina del mio soggiorno, quando ho aperto la finestra , sembrava che una folla di olivi fosse lì ad aspettarmi per darmi il benvenuto… Ci conoscevamo bene ormai…”
In mostra verranno esposti alcuni di questi disegni a tecnica mista tratti dal ciclo degli “Ulivi a Bogliasco” e tre lavori dedicati al “Fauno di Villa Luxoro”- immagine quest’ultima ispirata da una scultura del giardino del museo Luxoro di Nervi . L’esposizione vuole essere anche un omaggio, come precisa Beppe Manzitti nel testo di presentazione, al “sommo poeta-pensatore francese Yves Bonnefoy (Tours, 1923 – Parigi, 2016), con il quale Farhad Ostovani, in un fitto ininterrotto dialogo su suoi testi (sovente inediti), animato da una profonda amicizia e condivisione spirituale, ha dato alle stampe una serie di libri preziosi, veri gioielli d’arte tipografica ispirati da un comune sentire artistico – letterario.”

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